Relazione Dr. Amori
 

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Relazione Dr. Amori
Risposta ANDI Veneto
Risposta ANDI Lombardia

__________________________________ Introduzione

L'elezione mia e della mia squadra, lo scorso ottobre, ha rappresentato l’epilogo di una crisi interna senza precedenti dell’Associazione, che trovava le sue origini in molteplici fattori: una divisione, sugli uomini ma anche sulle idee, già manifestatasi nel precedente momento elettorale; la difficoltà della precedente dirigenza nazionale a riguadagnare il consenso e la fiducia di una consistente parte dell’Associazione; la mancanza di una linea politica certa e condivisa, in un momento in cui la nostra categoria si trova a dover fronteggiare leggi e proposte di legge che possono mutare sostanzialmente il modello di esercizio professionale a noi congeniale e che ha garantito, fino ad oggi, una assistenza odontoiatrica capillare e di qualità al nostro Paese; l’emergere, infine, di altre realtà aggregative, miranti ad occupare il vuoto di iniziativa politica creatosi in tale situazione, facendo leva sul malcontento di molti colleghi che non si sono più sentiti “tutelati” dall’azione dell’ANDI e diventando punto di coagulo di tutti quei dirigenti ANDI (peraltro pochissimi) che sono stati incapaci di svolgere positivamente il loro ruolo all’interno dell’Associazione, vuoi come azione di governo che di opposizione.

 Sul piano organizzativo interno, a livello nazionale, l’Associazione si era “burocratizzata” con procedure deliberative, anche a livello di autorizzazione alla spesa, che spesso hanno condotto alla necessità di ratificare atti in assenza di una coerente visione della finalità degli atti stessi, con scarsità di direttive emanate verso i Comparti regionali e le Sezioni provinciali, con una sorta di “avvitamento” nella discussione di regole comportamentali e procedurali piuttosto che di azioni politiche ed una difficoltà di comunicazione tra Esecutivo nazionale e Consiglio di Presidenza. Occorre qui sottolineare, in verità, come alla genesi di tale situazione abbia contribuito, in misura difficile da determinare, l’applicazione del nuovo Statuto, specie per quanto riguarda il meccanismo elettorale del Consiglio di Presidenza che, come è noto, ha portato alla costituzione di questo, non secondo una logica di “squadra” funzionale alla politica del Presidente, ma in base a criteri diversi nelle singole Regioni; ne è risultata una difficoltà, prima inesistente, di rapporto tra Presidente ed Esecutivo da un lato e Consiglio dall’altro. In sostanza si è assistito, anche per alcuni passaggi interni all’Associazione di forte critica all’operato dell’Esecutivo, ad una “chiusura in difesa” piuttosto che ad una ripresa di iniziativa politica da parte della Presidenza nazionale.

 

Sia ben chiaro: questa analisi, ancora troppo sommaria perché troppo vicina ai fatti accaduti, non vuole essere né un processo né un atto di accusa a chi mi ha preceduto, il quale merita il rispetto dovuto a tutti coloro che, con sincero slancio, hanno speso le proprie energie al servizio dell’ANDI. Vuole solo essere il punto di partenza da cui riprendere un ragionamento politico che rilanci l’iniziativa della nostra Associazione, in un quadro di certezze sugli obiettivi da raggiungere e sui metodi da applicare.

 

____________ La Situazione Politica

Negli anni scorsi abbiamo assistito ad un tentativo, sempre più strutturato, di smantellare il sistema italiano delle libere professioni, in nome di un malinteso principio di “concorrenza” e di liberalizzazione. Sono note a tutti le conclusioni di un’indagine dell’Antitrust, che ha identificato negli Ordini professionali, interpretati come strumenti corporativi di mantenimento e difesa di “posizioni dominanti di mercato”, dei freni allo sviluppo ed all’occupazione nel settore economico dei servizi alle imprese ed alle persone. Di qui la partenza di un’ipotesi di revisione normativa, attraverso la concessione di un’ulteriore delega al Governo, che ridisegni le funzioni degli Ordini professionali, o che addirittura li abolisca, cercando di disciplinare anche le cosiddette “professioni non regolamentate”, con un approccio, in parte trasversale agli schieramenti politici parlamentari, che non tiene conto della reale definizione di cosa sia una “professione”.

Purtroppo, una polemica tutta interna alle professioni, riguardante il principio di rappresentanza istituzionale delle stesse da parte degli Ordini, in questo contrapposti, sia pur parzialmente, alle libere Associazioni delle varie Categorie professionali, non giova a far comprendere al Governo ed al Parlamento la richiesta che le Professioni fanno di riforma degli Ordini, che non vada a  snaturare la ratio fondante degli stessi, vale a dire il loro ruolo insostituibile di tutela della fede pubblica. Ruolo, è opportuno sottolineare, che va adeguato alle esigenze attuali, per cui gli Ordini non possono limitarsi alla tenuta degli Albi ed alla salvaguardia del  rispetto di regole etico-comportamentali da parte degli iscritti, ma devono poter garantire alla cittadinanza, fatto sempre salvo l’autogoverno della Professione, un serio controllo dell’accesso alla Professione medesima e del mantenimento di un valido livello di aggiornamento, in altre parole devono poter garantire la qualità dei Professionisti. In questa visione, va riaffermato che gli Ordini non hanno alcuna funzione “corporativa”, di sola difesa degli interessi, sia pure legittimi e giusti, dei propri iscritti. Va riaffermato che gli Ordini, oggi, non sono assolutamente in grado di effettuare alcuna selezione per l’accesso alle Professioni, essendo l’iscrizione agli Albi un atto dovuto a fronte del possesso dei titoli previsti dalla legge ed essendo i Commissari per gli esami di Stato sì nominati dagli Ordini, ma nell’ambito dei soli Docenti, cioè degli stessi che hanno fatto parte delle commissioni esaminatrici per gli esami di laurea, né sono in grado di garantire il mantenimento della “qualità” dell’iscritto sia dal punto di vista professionale, ma neanche da quello deontologico. Va ribadito che i minimi tariffari, peraltro aggiornati sempre molto in ritardo rispetto ai termini di legge, non costituiscono un’operazione di “cartello”, ma rispondono al concetto, sicuramente ormai vecchio, di “decoro della professione”, concetto che oggi deve essere ricondotto a quello, più ampio e pregnante, di qualità.

Nel dibattito politico si è inserita anche la Commissione Europea, che ha posto come obiettivo per il prossimo quinquennio quello di garantire una reale concorrenza, a livello comunitario, fra i professionisti.

In questo scenario si è inserita l’ennesima riforma del Servizio Sanitario Nazionale, il Decreto Legislativo n. 229 del 19 giugno 1999 meglio noto come “Decreto Bindi”.

Nonostante il Decreto costituisca un leggero miglioramento rispetto al testo della bozza originaria, il giudizio che esprimiamo sullo stesso rimane fortemente negativo. Infatti, la logica dell’atto normativo è quella di una accentuata presenza dello Stato, sia come momento di controllo sull’organizzazione generale della erogazione delle prestazioni sanitarie a carico del Fondo Sanitario Nazionale, sia come profonda ingerenza nella organizzazione, gestione, ed erogazione delle prestazioni rese in regime libero professionale. L’introduzione dell’autorizzazione all’esercizio rappresenta infatti un’ulteriore complicazione burocratica soggiacente ad una logica di ferreo statalismo, solo parzialmente mitigata, grazie all’azione di A.N.D.I., dall’esclusione dalla programmazione territoriale regionale, peraltro prevista per le nuove “strutture”. L’accreditamento continua ad essere visto in chiave sostanzialmente burocratica, legato al possesso di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi. La qualità del professionista, concetto introdotto per azione dell’Associazione, è espressione ancora priva di contenuti reali e, a mio avviso, occorrerà spendere molte energie per far comprendere il concetto a noi caro di qualità a chi, di tale parola, dà una interpretazione legata prevalentemente alla rispondenza a norme della Pubblica Amministrazione. La formazione continua, obbligatoria per i dipendenti ed i “convenzionati” del S.S.N. è un altro esempio di come esista una profonda differenza di sensibilità tra chi ragiona in termini di pianificazione centrale e chi vede nell’aggiornamento, liberamente ed autonomamente gestito, uno strumento di crescita professionale, vale a dire di qualificazione.

Il tentativo di portare sotto l’egida del S.S.N. l’ultima branca medica rimasta prevalentemente libero-professionale, stante tra l’altro l’insostenibilità economica dell’operazione da parte del Fondo Sanitario Nazionale, soprattutto in assenza di una chiara definizione dei reali livelli essenziali di assistenza, ha portato all’ideazione dei Fondi Sanitari Integrativi del S.S.N.. Tali Fondi, etichettati come “D.O.C.” per distinguerli dai Fondi già esistenti e funzionanti, nati per libera iniziativa di alcune categorie, potrebbero essere solo il tentativo di dirottare le risorse economiche che i cittadini investono per la propria salute presso i curanti liberamente scelti verso le strutture controllate direttamente o indirettamente dal Sistema Sanitario Nazionale.

In una situazione generale di calo della domanda di prestazioni odontoiatriche, qualcuno potrebbe ritenere che l’accreditamento ed i Fondi Integrativi “D.O.C.” possano rappresentare dei meccanismi di implementazione di lavoro per i Dentisti italiani. Sono convinto però che, sempre per l’impossibilità di incremento della spesa sanitaria delle Regioni e per la strutturazione dei Fondi “D.O.C.”, nella realtà tutto questo meccanismo porterà solo ad un ulteriore limitazione nella libertà di gestione della propria attività da parte di noi tutti e del diritto di libera scelta del curante da parte dei cittadini.

Anche a livello di Unione Europea, ove si assiste alla crisi dei sistemi universalistici di assistenza sanitaria, come pure di quelli ove l’assistenza è legata a meccanismi assicurativi e in convenzione, si sta aprendo un dibattito sulla validità del modello libero professionale, quale è quello esistente ad oggi in Italia e che il Governo sembra invece volere a tutti i costi smantellare.

_Definizione degli Obiettivi ed Azioni Conseguenti

Alla luce di quanto sopra esposto, la prima azione mia e del mio Esecutivo è stata quella di identificare alcuni obiettivi su cui imperniare l’opera dell’Associazione.

In primo luogo abbiamo ritenuto necessario attuare un minimo di ristrutturazione interna, così da rendere più agile e pronta l’operatività dell’Associazione.

Abbiamo attivato una Commissione con il compito di studiare alcune proposte che portino ad una migliore definizione di quei principi statutari e regolamentali che, nel recente passato, hanno ingenerato una qualche confusione nell’azione dell’Associazione.

Ho poi ritenuto indispensabile stabilire con delega formale le competenze dei membri dell’Esecutivo Nazionale, concedendo quindi libertà di firma per gli atti inerenti le funzioni delegate. Alcune deleghe sono state affidate anche a colleghi estranei all’Esecutivo in campi quali la rappresentanza all’estero dell’Associazione, l’attività in Consilp, i rapporti con il Parlamento Europeo e l’E.B.N.A.O., il tutto in accordo con il Consiglio di Presidenza, così da configurare una sorta di “allargamento” dell’Esecutivo, nello spirito di impiegare quante più risorse associative possibile. Abbiamo anche ridisegnato il Consiglio di Amministrazione di Promoass, sempre con l’intento di chiamare a responsabilità associative tutti coloro che, secondo l’Esecutivo ed il Consiglio di Presidenza, possono fornire un contributo di lavoro e di idee per il raggiungimento degli scopi dell’A.N.D.I., in assenza di pregiudizi per gli schieramenti congressuali.

 

Nel rispetto delle competenze statutarie e del ruolo politico centrale del Consiglio di Presidenza, abbiamo presentato a tale Organo un progetto di attribuzione di budgets finalizzati al raggiungimento di obiettivi, così da consentire una più rapida attività nell’organizzazione e nella gestione delle finalità associative, con obbligo periodico di rendicontazione al Consiglio medesimo. Questo meccanismo, essendo i membri dell’Esecutivo Nazionale i soggetti abilitati alla gestione dei budgets, consente da un lato di ridurre i tempi necessari all’attuazione di qualsiasi operatività  e dall’altro responsabilizza ulteriormente i membri dell’Esecutivo, fornendo al Consiglio di Presidenza e, di conseguenza, all’Associazione tutta, un ulteriore elemento per la valutazione dell’operato dell’Esecutivo medesimo. Il Consiglio di Presidenza ha fatto proprio tale progetto, per cui per l’anno 2000 ci sarà una differente impostazione della gestione economica dell’Associazione, imperniata sull’allocazione di risorse economiche finalizzate al raggiungimento di obiettivi programmati, in una visione globale dell’azione dell’A.N.D.I.

A questo proposito ritengo utile sottolineare come sia stato deciso di includere nei budgets nazionali il costo delle riunioni delle Commissioni Sindacale e Culturali Nazionali, considerate da noi organismi di consulenza e proposizione dell’ANDI Nazionali svolgenti, in quanto tali, un ruolo preciso a latere del Consiglio di Presidenza, che rimane l’Organo di Coordinamento della politica associativa.

Abbiamo provveduto pure ad una ridefinizione dei compiti all’interno della Segreteria Nazionale, finalizzata all’ottimizzazione delle risorse, in vista anche dell’ospitalità concessa a Consilp all’interno della struttura nazionale A.N.D.I., decisione legata ad una precisa visione dell’impegno di A.N.D.I. nella Confederazione in una strategia di difesa delle libere professioni.

Infatti obiettivo prioritario identificato insieme al Consiglio di Presidenza è quello di partecipare attivamente, in stretto raccordo con le altre categorie libero-professionali, all’azione di contrasto delle tentazioni di abolizione del sistema ordinistico e di deregolamentazione selvaggia delle Professioni. Per tale azione è stata identificata Consilp quale strumento indispensabile per mantenere un fronte comune con gli altri libero-professionisti e per presentare al Parlamento ed al Governo le esigenze e le proposte delle Professioni, nell’interesse dei cittadini. Viste le difficoltà organizzative di Consilp ed essendo la nostra Associazione la più strutturata da un punto di vista territoriale e quindi organizzativo, abbiamo deciso di mettere a disposizione della Confederazione il nostro supporto logistico, rivendicando nel contempo la nostra capacità di svolgere un ruolo determinante all’interno della Consilp stessa.

L’unitarietà di azione delle categorie professionali in Consilp, coordinata peraltro, anche se con difficoltà legate a divergenze sui ruoli, a quella del C.U.P., dell’A.d.E.P.P. e dell’A.L.P., non deve però esonerarci dall’impegno a tentare di strutturarci in vera e propria “lobby”, per la difesa dei legittimi interessi della nostra categoria, nella chiarezza degli intendimenti e senza falsi pudori. Per questo ci siamo dotati di un Ufficio Stampa, affidato ad un giornalista professionista che, oltre a curare giornalmente per l’Esecutivo la rassegna della stampa quotidiana e periodica, ci assicuri un collegamento costante con il mondo dell’informazione, consentendoci sia di comunicare all’esterno i pensieri e le opinioni dell’Associazione sia di partecipare, magari ancora indirettamente, ai dibattiti che ci interessano e che vengono ospitati dai mass-media. La rassegna diventerà presto accessibile in tempo reale a tutti i dirigenti, non appena diventerà operativo il nuovo sito internet dell’A.N.D.I., nella convinzione che sia un obiettivo prioritario quello di disporre di validi e moderni sistemi di comunicazione intra-associativi, così da consentire rapidi scambi di informazione e stimolare la più ampia partecipazione dei Soci alla formazione dei processi elaborativi e decisionali. 

Abbiamo inoltre attivato una consulenza da parte di un “esperto di relazioni con la Pubblica Amministrazione”, il quale ci fornisce ogni quindici giorni una rassegna dell’attività del Parlamento, del Governo e delle Regioni, ci attua cioè un monitoraggio costante di tutta l’attività legislativa; ci assicura inoltre, a livello professionale, la possibilità di dialogare con le Istituzioni legislative.

Sono profondamente convinto che solo una vera e propria azione di lobby possa consentirci di fare intendere all’opinione pubblica ed alle Istituzioni le ragioni profonde della nostra Categoria, ormai stufa di portare il peso di una immagine negativa che ci è stata confezionata addosso da altri e che consente a chi ha interessi contrastanti con i nostri di avere facile gioco nel portarli avanti. Occorrerà lavorare con impegno ad un progetto di recupero di immagine, anche confrontandoci con le Associazioni dei pazienti e dei consumatori, per far capire con chiarezza cosa significa oggi essere dei Professionisti Odontoiatri.

Anche per quanto riguarda le nostre azioni di opposizione al Decreto Bindi, viste le posizioni assunte dal resto del mondo medico, ritengo essenziale far comprendere ai cittadini ed alle forze politiche l’estrema pericolosità implicita nell’idea di smantellamento della rete libero-professionale di Dentisti italiani. Per raggiungere questo scopo, oltre all’importanza di disporre di un progetto realistico, al quale sta lavorando un’apposita commissione nominata ai sensi delle delibere dell’ultimo Congresso Politico A.N.D.I., sarà di grande importanza l’azione combinata da espletare attraverso l’ufficio stampa, il rapporto con le Istituzioni, la Consilp ed idonee azioni legali, nelle sedi e nei modi più opportuni, come deliberato dal Congresso di ottobre.

Dovrà cambiare il nostro modo di rapportarci con le forze politiche, alle quali dovremo far intendere con chiarezza che i Dentisti italiani concederanno la loro fiducia solamente a coloro che saranno in grado nei fatti di comprendere i loro problemi e adoperarsi per la loro soluzione.

Anche a livello di attività estera, l’impegno dell’Associazione è rivolto a percorrere tutte le strade che possano portare al rafforzamento del modello libero-professionale di esercizio dell’Odontoiatria, con una maggiore presenza ed incisività nel DLC, in ERO ed FDI. Abbiamo stretto intensi e fattivi rapporti di collaborazione con le Associazioni professionali dei Dentisti tedeschi, austriaci e svizzeri, le quali guardano all’A.N.D.I. con rispetto ed attenzione, riconoscendole un ruolo di primo piano nell’azione politica di cui sopra. In tale quadro di collaborazione, stiamo organizzando il Congresso annuale del DLC a Mantova, nel prossimo autunno, ed un seminario internazionale a Bruxelles, di grande valenza politica. Dovremo arrivare, in un futuro quanto più prossimo possibile, a poter svolgere anche a livello di Unione Europea una forte azione di lobby, così da poter apportare il nostro contributo all’elaborazione di tutte le direttive che abbiano una qualche ricaduta sulla nostra Professione, in ambito nazionale.

Stiamo infine ritessendo i nostri rapporti con le altre Organizzazioni operanti nel campo del dentale italiano, dell’Industria, del Commercio, dell’Università e dell’Odontotecnica. Vogliamo dialogare costruttivamente con loro, consci del ruolo centrale che ci deriva dal nostro essere Odontoiatri, dall’avere cioè il compito di tutelare la salute oro-dentale dei nostri Pazienti.

Proprio per questa consapevolezza, sapendo di interpretare il desiderio di sempre maggior qualificazione professionale dei nostri Soci, vogliamo potenziare il nostro impegno nell’ambito culturale, poiché la nostra Associazione è oggi probabilmente l’unica in grado di gestire un progetto di aggiornamento continuo su tutto il territorio nazionale, a cui chi lo desideri possa liberamente aderire, scegliendo i campi applicativi a sé più congegnali.

________________________Conclusioni

 

La relazione che porto alla Vostra attenzione, cari Amici, è insieme consuntivo del mio primo trimestre di Presidenza e programma dell’azione che intendo svolgere, con il Vostro consenso ed aiuto, nell’anno ormai in corso e che costituisce quasi interamente la durata del mandato da Voi affidatomi. Data la brevità del tempo a mia disposizione, mi sono dato una tempistica di lavoro e delle priorità: identificati gli obiettivi, la prima cosa che ho ritenuto opportuno fare è stata la riorganizzazione della macchina associativa. Questa fase è ormai terminata. Il Consiglio di Presidenza è perfettamente in grado di svolgere il proprio compito politico ed il suo Esecutivo, l’Esecutivo Nazionale, può operare per il raggiungimento degli obiettivi che, insieme, ci siamo dati, disponendo di strumenti economici, di comunicazione e di rapporto con le Istituzioni. Sono state rimesse in movimento tante energie interne all’Associazione, cercando di ricreare un’unità nella condivisione delle mete a cui arrivare. Unità interna non significa però unanimismo. Mi auspico che, all’interno dell’Associazione, rimanga sempre vivo un dibattito, centrato però sui temi, sulle strategie, vale a dire sulle idee, perché considero ciò una delle nostre risorse fondamentali. Solo da un sereno e franco confronto possono derivare scelte politiche fatte con responsabilità e consapevolezza.

E’ però altrettanto importante che, una volta effettuate le scelte, queste siano seguite da tutti; in caso contrario, ne deriverebbe solo una grande debolezza dell’A.N.D.I., a tutto vantaggio di  quanti perseguono fini diversi dai nostri, magari pur facendo parte della nostra stessa Categoria. Come Presidente Nazionale mia è la responsabilità di evitare che questo accada. Posso assicurarVi che, pur nello spirito di collegialità e di delega che caratterizza il mio modo di interpretare la Presidenza, non abdicherò mai alla mia funzione di indirizzo, di guida e di salvaguardia dell’unità dell’Associazione, nella massima chiarezza e trasparenza delle finalità e dei mezzi.

Ora è iniziata la fase dell’iniziativa politica dell’A.N.D.I.: non ci resta che rimboccarci le maniche e lavorare.

 
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